Il Teatro del Codice
Una lettura cibernetica di "Quadrat I + II" di Samuel Beckett
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Nel 1981, negli studi della Süddeutscher Rundfunk di Stoccarda, Samuel Beckett dirige un’opera televisiva che non contiene una sola parola: quattro figure incappucciate attraversano uno spazio quadrato seguendo traiettorie geometriche, accompagnate solo da percussioni. L’opera si chiama Quadrat I + II e rappresenta uno dei più radicali esperimenti di drammaturgia algoritmica mai concepiti, vent’anni prima che “arte generativa” diventasse un’espressione di moda1.
Questa lettura cibernetica di Quad si basa su un presupposto molto semplice: Beckett non stava usando la televisione. Stava pensando come una macchina. E a un certo punto, la macchina ha pensato insieme a lui.
Il testo come set
Il “testo” di Quad non è un testo. È un set di istruzioni. Beckett specifica le traiettorie dei quattro interpreti con una notazione che sembra più un linguaggio di programmazione che una didascalia:
Corso 1: AC, CB, BA, AD, DB, BC, CD, DA
Corso 2: BA, AD, DB, BC, CD, DA, AC, CB
Ogni interprete ha un numero (1-4), un colore (bianco, giallo, blu, rosso), uno strumento a percussione e una traiettoria nel quadrato (vedi immagine precedente).
Le combinazioni seguono un ordine che esaurisce tutte le permutazioni possibili dei sottoinsiemi di un insieme di quattro elementi.
Julian Murphet, in Beckett and Media, afferma che il copione di Quad non è un testo adattabile alla TV, ma va inteso come un set di istruzioni operative per la TV, più simile a un segnale che a un dramma. Elizabeth Klaver l’ha definito un ciclo di ripetizione analogo a un programma in loop.
Io mi permetto di aggiungere che Quad non assomiglia a un programma. Quad implementa una logica algoritmica nel corpo vivo degli interpreti, trasformando esseri umani in agenti di un sistema formale.
Il codice di Beckett-Gray
La struttura delle entrate e uscite in Quad segue un principio che i matematici hanno riconosciuto come variante del codice Gray: un ordinamento ciclico dei sottoinsiemi di un insieme, dove ogni passaggio differisce dal precedente per un solo elemento aggiunto o rimosso2. La struttura è talmente precisa che i matematici Sawada e Wong l’hanno ribattezzata “Beckett-Gray code”3.
Dal punto di vista cibernetico, è la logica di Wiener au contraire. La cibernetica classica studia come i feedback regolano il comportamento verso un obiettivo. Quad non ha obiettivi. Non c’è omeostasi, non c’è equilibrio. Solo l’iterazione completa dell’algoritmo, fino all’esaustione di tutte le configurazioni possibili.
Gilles Deleuze, in L’Épuisé (1992), ha letto Quad esattamente così: non un dramma, ma un esercizio di esaustione dello spazio. I protagonisti sono quelli che lui chiama any-protagonists-whatever ovvero soggetti qualunque in uno spazio qualunque, che esauriscono sistematicamente tutte le possibilità combinatorie.
Danger zone!
C’è un punto nel quadrato che Beckett chiama “E”, la danger zone. È il centro geometrico, dove le diagonali si incrociano. Ma i giocatori non ci arrivano mai. Quando le traiettorie convergono verso E, i performer fanno uno scarto brusco — quasi un sobbalzo — e aggirano il centro, evitando il punto di collisione4.
In teoria del controllo, può essere definito come un attrattore repulsivo: il sistema tende a convergervi, ma una regola incorporata negli agenti lo devia sistematicamente. Beckett ha suggerito che il centro è il momento in cui si intravedono vuoto e morte, per un solo istante, prima della “rimozione”5.
Ma c’è anche una lettura più tecnica. L’analisi vettoriale di Panagiotopoulos sul Journal of Beckett Studies mostra che E è il punto in cui il corpo umano fallisce nell’integrarsi nel sistema matematico puro. La zona di pericolo è dove la struttura formale collassa e deve essere immediatamente re-instaurata, il punto di frizione tra l’algoritmo e la carne. In cibernetica si chiama perturbazione.
La soluzione di Beckett è significativa e perfetta per questi tempi: non modifica l’algoritmo per eliminare il problema, lo incorpora come glitch strutturale.
L’umano non è un bug del sistema. È una feature6. Una delle tante…
Il Codice del Teatro
Se Quad è davvero un algoritmo, allora deve essere possibile tradurlo in codice ed eseguirlo. Ed è quello che ho fatto, prima di iniziare a scrivere questo post.
The Quad è un’implementazione digitale della partitura di Beckett: un singolo file HTML con JavaScript vanilla, senza alcun framework, né dipendenze, che traduce le istruzioni dell’edizione Faber 1984 in un programma eseguibile.
Se volete controllare il codice, l’ho rilasciato sotto licenza MIT su GitHub: https://github.com/davideriboli/The-Quad.
Se volete vedere il codice in azione, potete farlo con un clic qui:
https://davideriboli.github.io/The-Quad/
I quattro corsi sono implementati fedelmente. La struttura combinatoria è completa: 4 serie × 6 fasi, con la sequenza Solo → Duo → Trio → Quartetto → Trio → Duo. L’aggiramento del centro E avviene a sinistra, come nella produzione SDR. La transizione a Quad II desatura i colori, dimezza la velocità, attenua le scie. Vista dall’alto, quattro cerchi colorati si muovono su un quadrato nero. Il centro, punto bianco luminoso, è sempre presente e mai toccato.
La traduzione funziona. Il programma gira. I percorsi sono corretti, le combinazioni esaustive, la struttura matematica intatta. Quindi il copione di Beckett è un programma.
Ma guardando i cerchi muoversi sul canvas, si capisce immediatamente cosa manca. Mancano i corpi. Manca il peso dei passi, manca la fatica, manca quel sobbalzo davanti al centro e che nella produzione originale tradisce la presenza di un soggetto dentro l’automa.
La versione digitale esegue l’aggiramento di E come una deviazione geometrica pulita — un if che deflette il vettore. A Stoccarda, quella deviazione era un gesto: i performer sussultavano, come spaventati da qualcosa che li attendeva al centro.
L’implementazione digitale diventa così (involontariamente) un esperimento che dimostra che la struttura algoritmica rende visibile ciò che l’algoritmo non produce.
La macchina esegue la partitura alla perfezione. Ma la perfezione è sempre una prova d’assenza.
Il paradosso cibernetico
Quad simula la rimozione del soggetto dall’equazione drammatica: niente linguaggio, niente personaggi, niente narrazione. Gli interpreti devono essere il più simili possibile, sesso indifferente, volti nascosti7.
L’implementazione digitale dimostra che la macchina può eseguire tutto. Ma la struttura rigida e ripetitiva rende inevitabile l’emergenza di tracce individuali: un modo di camminare, un modo di avvicinarsi all’angolo, umori diversi a seconda che un interprete sia solo o insieme agli altri tre.
La ripetizione non cancella il soggetto: lo rivela per contrasto.
È il paradosso che la cibernetica di secondo ordine, quella di von Foerster, Maturana e Varela ha formalizzato dichiarando che non esiste un sistema che possa cancellare il proprio osservatore.
Così come non esiste una macchina drammaturgica, nemmeno una perfettamente algoritmica, che possa eliminare del tutto l’umano dal Teatro.
Beckett lo sapeva. Diceva che Quad doveva agire sui nervi, non sull’intelletto. La macchina cibernetica di Quad non produce significato. Produce effetto. E l’effetto è una proprietà non riducibile alle istruzioni che la generano.
Tradurre Quad in codice è il modo più diretto per verificarlo: l’algoritmo gira, ma l’effetto non emerge. Per quello, serve ancora un corpo.
O ciò che ne resta, prima del nulla.
Sitografia di riferimento
Chattopadhyay, A. — “Samuel Beckett for Television”, Gulmohur Quarterly, Issue 09: gulmohurquarterly.com
Herren, G. (2007) — Samuel Beckett’s Plays on Film and Television, Palgrave Macmillan: doi.org/10.1007/978-1-137-10908-8_6
Kerr, R. — “Quad II and the ‘Grey Temporality’ of Postmodernism”: academia.edu
Kiryushina, G., Adar, E. & Nixon, M. (eds.) — Samuel Beckett and Technology, Edinburgh UP, 2021: academic.oup.com
Murphet, J. — “Understanding Quad”, in Beckett and Media, Manchester UP, 2022: manchesterhive.com
Panagiotopoulos, M. — “A Vector Analysis of Samuel Beckett’s Quad”, JoBS, 21.2 (2012): euppublishing.com
Porter, D.C. — “The Barest Trace of a Future”, The Hobby Horse, 2024: thehobbyhorse.substack.com
Riboli, D. — The Quad (implementazione digitale), 2025: github.com/davideriboli/The-Quad | Live demo
Wilmer, S.E. & Žukauskaitė, A. (eds.) — Deleuze and Beckett, Palgrave Macmillan, 2015: doi.org/10.1057/9781137481146_4
Zhang, J. — “Intermedial Performativity in Beckett’s Teleplays”, European Review, Cambridge UP, 2023: cambridge.org
Quad fu trasmesso dalla Süddeutscher Rundfunk (SDR) l’8 ottobre 1981 come Quadrat I + II. Beckett ne fu anche regista, assistito da Bruno Voges. I performer erano membri della Stuttgart Preparatory Ballet School. La BBC Two ritrasmise la registrazione il 16 dicembre 1982
Il codice Gray è un sistema di numerazione binaria in cui due valori successivi differiscono per un solo bit. Brevettato da Frank Gray (Bell Labs), 1953
Joe Sawada e Dennis Wong hanno formalizzato il “Beckett-Gray code”. Conor Houghton ne ha proposto un’estensione a cinque elementi (Quin)
Nella produzione SDR la deviazione avveniva in senso orario
Riportato da Sidney Homan, Filming Beckett’s Television Plays, Bucknell University Press, 1992
It’s not a bug, it’s a feature: principio (anche in hacking) per cui un comportamento inatteso viene incorporato nella logica del sistema anziché eliminato
S. Beckett, Collected Shorter Plays, Faber and Faber, 1984: "As alike in build as possible. Short and slight for preference. [...] Sex indifferent."






