Claude AI: come scegliere il modello e i parametri relativi più adatti
Guida per principianti assoluti, con esempi per evitare sprechi di tempo e token.
Tempo di lettura: 11 minuti circa
TL;DR
Sonnet 5 per quasi tutto, Haiku 4.5 quando conta solo la velocità, Opus 4.8 quando il problema è davvero difficile, Fable 5 per i rari compiti mostruosi. Impegno: lascialo su Alto, scendi a Basso/Medio per la routine, sali a Extra/Max quando un errore potrebbe costarti caro. Pensiero: acceso per matematica, analisi documentale e problemi a più passaggi; spento per il resto. In sintesi: il rasoio di Occam applicato ai token1: entia non sunt multiplicanda, e nemmeno i cicli di calcolo.
Perché esistono quattro modelli (sì, ci servono tutti)
Chi apre Claude trova, accanto al pulsante di invio, un menu con nomi vagamente poetici: Haiku, Sonnet, Opus e, da poche settimane, Fable. Sono quattro modelli linguistici2 della stessa famiglia, addestrati dalla stessa azienda (Anthropic), ma di taglia, e quindi profondità, velocità e costo, molto diversa.
La metafora che mi pare più chiara è quella ospedaliera. Haiku è l’infermiere di triage: rapidissimo, competente, smaltisce senza attese la gran parte dei casi semplici. Sonnet è il medico di reparto: gestisce bene quasi tutta la casistica quotidiana. Opus è lo specialista che viene chiamato quando il quadro si complica. Fable è il luminare che si consulta per i casi che finiscono sulle riviste: costa, ha l’agenda piena, e sarebbe assurdo disturbarlo per una ricetta.
Il punto, controintuitivo per chi comincia, è che il modello più potente non è quasi mai la scelta giusta. Più potenza significa risposte più lente e un consumo più rapido dei limiti di utilizzo del tuo piano3. La competenza sta nel dimensionare lo strumento sul problema, esattamente come in laboratorio non si accende il microscopio elettronico per leggere il giornale.
I quattro modelli, dal più leggero al più profondo
Claude Haiku 4.5, il velocista. È il modello più rapido ed economico della famiglia: risposte quasi istantanee, con una capacità che pochi mesi prima del suo rilascio era considerata da primato. È il modello giusto quando la latenza conta più della profondità.
Uso corretto: un’insegnante di scienze che trasforma i propri appunti in dieci domande a risposta multipla sulla fotosintesi; uno studente che chiede al volo la differenza tra mitosi e meiosi; un dottorando che fa riformattare una bibliografia; la correzione grammaticale di una circolare d’istituto.
Uso scorretto: chiedergli di analizzare ottanta pagine di sentenza della Cassazione individuando i profili di illegittimità costituzionale. Risponderà (i modelli rispondono sempre) con la profondità di chi ha sfogliato il fascicolo in ascensore.
Claude Sonnet 5, il tuttofare (e il tuo miglior punto di partenza). Rilasciato il 30 giugno 2026, è il modello predefinito dei piani Free e Pro, e non per ripiego: Anthropic dichiara prestazioni vicine a quelle di Opus 4.8 a costi inferiori, e un tasso di comportamenti indesiderati, allucinazioni comprese, più basso del predecessore Sonnet 4.6. Tradotto: inventa meno e questo, per chi lavora con le fonti, è la virtù cardinale.
Uso corretto: preparare una verifica completa sui Promessi Sposi con griglia di valutazione; riassumere una linea guida clinica di sessanta pagine nei suoi punti operativi; spiegare passo passo l’integrazione per parti a una matricola; fare una prima scrematura di quindici abstract per una revisione della letteratura.
Uso scorretto: in senso stretto, nessuno; al massimo insufficiente. Se la risposta ti sembra superficiale su un problema davvero intricato, non insistere riformulando all’infinito: dopo il secondo o terzo tentativo a vuoto, è tempo di salire di livello.
Claude Opus 4.8, lo specialista. Modello di punta della classe Opus da fine maggio 2026, presentato come modello per il lavoro serio di programmazione e di conoscenza: ragionamento ibrido, giudizio più affidabile e, dettaglio prezioso, una dichiarata propensione a rilevare i propri errori e a obiettare quando un piano non regge, invece di assecondarti.
Uso corretto: un confronto sistematico tra la disciplina italiana e quella europea sulla protezione dei dati sanitari, con individuazione delle antinomie; la revisione critica della metodologia statistica di un articolo (scelta dei test, potenza, assunzioni violate); un problema di termodinamica a più stadi con verifica dimensionale; il debugging di uno script Python che elabora dati sperimentali.
Uso scorretto: chiedergli che ore sono a Tokyo o un sinonimo di «veloce». Funziona, ovviamente, ma stai consumando i limiti di utilizzo per un compito da Haiku: più o meno come usare un lanciafiamme per tostare il pane.
Claude Fable 5, il fuoriclasse (con la scorta). Lanciato il 9 giugno 2026, è il primo modello di classe Mythos4 reso disponibile al pubblico: sta sopra Opus per capacità, è allo stato dell’arte su quasi tutti i benchmark5 e il suo vantaggio cresce al crescere della lunghezza e complessità del compito. Eccelle anche nella visione: estrae con precisione dati numerici da figure scientifiche dense, il che lo rende interessante per chi lavora su paper pieni di grafici. Due avvertenze pratiche. Primo: monta i classificatori di sicurezza più severi mai applicati da Anthropic e, dopo la sospensione per controlli governativi di giugno, alcune richieste, anche legittime, specie in ambito informatico, possono venire rifiutate o, per certi compiti di programmazione, dirottate automaticamente su Opus 4.8. Secondo: mentre scrivo (luglio 2026) è incluso nei piani a pagamento fino al 50% dei limiti settimanali e solo fino al 12 luglio; poi si pagherà a consumo (credo).
Uso corretto: analizzare un intero fascicolo processuale, centinaia di pagine tra perizie, verbali e memorie, ricostruendo cronologia e incongruenze, cosa possibile grazie a una finestra di contesto6 da un milione di token, nell’ordine delle migliaia di pagine (condivisa peraltro con Sonnet 5 e Opus 4.8); una revisione sistematica che richiede di leggere quaranta articoli e produrre una tabella comparativa di metodi, campioni, risultati e limiti; un compito di ricerca che il modello deve portare avanti in autonomia per ore.
Uso scorretto: tradurre una versione di latino, generare titoli per un post, qualunque cosa che Sonnet farebbe uguale e più in fretta. Stai chiedendo un appuntamento col luminare per un leggero raffreddore.
Puoi cambiare in corsa
Il flusso di lavoro razionale è una scala, non una scelta di campo a priori: puoi cambiare modello a conversazione in corso; la modifica vale dalla risposta successiva, senza dover ricominciare da capo.
Il parametro dell’Impegno
Scegliere il modello decide chi lavora per te; l’Impegno decide quanto a fondo lavora. Il Centro assistenza ufficiale è esplicito: il livello di impegno controlla quanta riflessione Claude dedica a ciascuna risposta: più impegno significa risposte più accurate e complete, ma anche più lente e più onerose in token, quindi limiti di utilizzo che si esauriscono prima. La documentazione tecnica aggiunge una precisazione importante: l’impegno è un segnale comportamentale, non un budget rigido. Anche a Impegno Basso, davanti a un problema oggettivamente difficile il modello ragionerà comunque; ma lo farà meno a lungo di quanto lo farebbe a livelli più alti.
Per impostarlo: clicca sul nome del modello accanto al pulsante di invio, poi su «Impegno» e scegli il livello. Il valore contrassegnato come «Predefinito» è quello consigliato da Anthropic per quel modello: in caso di dubbio, lascialo lì.
Basso = per la routine pura, quando la risposta è quasi meccanica e vuoi preservare i limiti: correggere l’ortografia di un avviso, elencare le capitali europee per un gioco didattico, riformattare un elenco di riferimenti.
Medio = un gradino sopra: compiti standard con un minimo di elaborazione. Il riassunto di un capitolo, la parafrasi di un canto dantesco, un quiz di comprensione costruito su un testo fornito da te.
Alto = il baricentro: secondo la documentazione è il miglior equilibrio complessivo tra qualità e velocità, adatto alla maggior parte del lavoro serio. Spiegazioni approfondite, bozze di documenti, analisi non banali. Se non sai cosa scegliere, scegli questo.
Extra (nei documenti tecnici: extra high o xhigh) = pensato per i compiti lunghi di programmazione e per il lavoro «agentico»7, cioè le sessioni in cui il modello usa strumenti, legge file, scrive ed esegue codice, si corregge da solo: ragionamento più profondo di Alto, senza il costo pieno di Max. È disponibile solo sui modelli più recenti (da Opus 4.7 in poi; la documentazione lo prevede anche per Sonnet 5). Esempio: far scrivere, testare e correggere uno script di analisi per i dati di un esperimento finché non passa tutti i controlli.
Max = l’opzione più esigente: il ragionamento più profondo e l’analisi più accurata disponibili, per lavori in cui la correttezza è tutto e i tempi lunghi sono messi in conto. La verifica di una dimostrazione per induzione destinata a una pubblicazione; il ricontrollo del calcolo statistico da cui dipende la conclusione di un paper; un problema da olimpiadi di matematica.
Due errori molto diffusi. Per eccesso: Max per chiedere il plurale de «il sindaco». Grazie al ragionamento adattivo il modello non sprecherà comunque molto su una domanda banale, ma tu hai girato una manopola a vuoto e atteso molto più del necessario. Per difetto: Basso «per risparmiare» sulla dimostrazione di analisi o sulla sintesi di un documento clinico complesso. Otterrai una risposta sbrigativa proprio dove la sbrigatività potrebbe costarti più cara. La falsa economia di chi risparmia secondi sul controllo qualità.
Pensiero sì o no? Quando conviene guardare come ragiona Claude
Il Pensiero (in inglese extended thinking) è una parametro diverso dall’Impegno, e i due si combinano liberamente: l’Impegno regola quanta cura il modello mette in ogni risposta; il Pensiero stabilisce se, prima di rispondere, il modello attraversa una fase esplicita di ragionamento ovvero una “scomposizione” del problema, seguita da pianificazione ed esplorazione di soluzioni alternative, mentre il tutto ti viene mostrato in un riquadro espandibile sopra la risposta, con tanto di cronometro.
Sui modelli dotati del selettore dell’Impegno l’interruttore sta proprio lì: clicca sul nome del modello, portati su «Impegno» e attiva o disattiva «Pensiero». Sugli altri modelli, come Haiku 4.5, l’interruttore si chiama «Esteso». Tre particolarità che ti conviene ricordare:
Su Fable 5 il pensiero adattivo è sempre attivo e non si può spegnere: si dosa soltanto attraverso l’Impegno. Su Sonnet 5 è attivo per impostazione predefinita. Su Opus 4.8 il pensiero è adattivo: anche a interruttore acceso è il modello a decidere quando e quanto pensare in base alla difficoltà: ai livelli di impegno alti penserà quasi sempre, a quelli bassi salterà il ragionamento sulle domande semplici.
Quando tenerlo acceso. La pagina di supporto ufficiale elenca i casi in cui conviene alzare l’impegno, attivare il pensiero, o entrambi: calcoli e dimostrazioni matematiche; problemi tecnici a più passaggi; pianificazione articolata di progetti; analisi dettagliata di documenti; programmazione di livello competitivo. Aggiungo un motivo tutto accademico: il riquadro del pensiero si può leggere. Verificare come il modello è arrivato a una conclusione, quali ipotesi ha considerato, dove ha cambiato strada, è igiene epistemica elementare prima di fidarsi di un risultato, in cattedra come in corsia o in udienza.
Quando spegnerlo. Conversazione veloce, domande fattuali, brainstorming leggero, riscritture brevi: qui il pensiero allunga i tempi e consuma token senza guadagno apprezzabile.
Ultima cosa: se un giorno vedi il pensiero interrompersi con un avviso, significa che i sistemi di sicurezza Anthropic hanno rilevato nel ragionamento contenuti potenzialmente a rischio; di solito, basta riformulare la domanda da un’angolazione diversa.
Sei scenari, sei combinazioni

E, per contro tre “anti-pattern” che osservo fin troppo spesso out in the wild: lo studente che usa Fable 5 a impegno Max per farsi tradurre Cicerone, esaurendo in un pomeriggio i limiti della settimana; il collega che affida a Haiku a impegno Basso la sintesi di un documento delicato «perché tanto è solo un riassunto»; chi tiene il Pensiero sempre acceso su tutto e poi si lamenta della lentezza di Claude.
Sette regole d’oro
Parti da Sonnet 5; sali di modello solo davanti a un’insufficienza dimostrata.
Il modello più potente non è «il migliore»: è il più profondo. Non è la stessa cosa: puoi arrivare in mountain bike in posti dove non puoi arrivare con una Ferrari.
Impegno Alto come casa base; Basso o Medio per la routine; Extra per il codice e i compiti lunghi; Max quando l’errore costa più dell’attesa.
Pensiero acceso per matematica, documenti complessi e problemi a più passaggi; spento per la chiacchiera operativa.
Leggi il riquadro del pensiero: è lì per essere verificato, non come salva-schermo.
Modello, Impegno e Pensiero si cambiano anche a metà conversazione: impara a calibrare in corsa.
Impegno e Pensiero consumano i limiti del piano: dosarli fa parte del mestiere, come il tempo macchina di un telescopio o delle trasmissioni di un satellite. E se vuoi risparmiarne molto, impara a porre domande specifiche e ben formulate (ne riparleremo).
Un’ultima ovvietà non così ovvia: in ambito accademico, medico, legale (aggiungi il tuo a questo elenco) questi strumenti assistono il professionista sul versante documentale e non sostituiscono né la diagnosi né il parere legale, la perizia, la tesi, etc.
Il luminare, quello vero, rimane necessario.
Sitografia di riferimento
Anthropic, Claude Fable 5 and Claude Mythos 5
Anthropic, Claude Haiku 4.5 (pagina prodotto)
Anthropic, Claude Opus 4.8 (pagina prodotto)
Anthropic, Introducing Claude Haiku 4.5
Anthropic, Introducing Claude Sonnet 5
Anthropic, Redeploying Claude Fable 5
Carter, S., Claude Fable 5 Extends By Five More Days, Forbes
Claude Help Center, Change the model, effort, and thinking settings
Claude Help Center, Why Claude switched models in your conversation with Fable 5
Claude Platform Docs, Adaptive thinking
Claude Platform Docs, Effort
Claude Platform Docs, Introducing Claude Fable 5 and Claude Mythos 5
Claude Platform Docs, Pricing
Claude Platform Docs, What’s new in Claude Sonnet 5
Token: l’unità minima in cui i modelli linguistici spezzano il testo; in italiano corrisponde grosso modo a frammenti di parola (una pagina equivale a circa 500–700 token). Costi e limiti d’uso si misurano in token.
LLM (Large Language Model, modello linguistico di grandi dimensioni): sistema di intelligenza artificiale addestrato su enormi quantità di testo a predire la continuazione più plausibile di una sequenza. È la tecnologia alla base di Claude e dei suoi omologhi.
I piani di Claude (Free, Pro, Max…) non hanno un contatore a gettoni visibile, ma limiti di utilizzo che si rinnovano su base oraria e settimanale: risposte più lunghe e più «pensate» li erodono più in fretta. Per chi usa l’API, i prezzi rendono esplicita la gerarchia: da 1 $/5 $ per milione di token in ingresso/uscita (Haiku 4.5) a 10 $/50 $ (Fable 5). Cfr. il listino ufficiale.
Mythos: la nuova classe di modelli Anthropic collocata sopra Opus. Fable 5 ne è la versione pubblica, dotata di classificatori di sicurezza; la gemella Claude Mythos 5, con alcune di quelle protezioni rimosse, è riservata a organizzazioni approvate nell’ambito del progetto Glasswing.
Benchmark: batterie di test standardizzate con cui si misurano e confrontano le capacità dei modelli (matematica, programmazione, comprensione del testo, visione…).
Finestra di contesto: la quantità massima di testo, misurata in token, che il modello può tenere «davanti agli occhi» in una conversazione — documenti caricati, scambi precedenti e risposta inclusi.
Agentico: si dice di un compito in cui il modello non si limita a rispondere ma agisce, cioè usa strumenti, naviga, esegue codice, verifica i propri risultati, attraverso più passaggi in totale autonomia o sotto sorveglianza.

