Dall'altra parte dell'estate
Appuntamento a settembre, dopo un anno di appunti condivisi, con qualche idea di quello che verrà
Tempo di lettura: 3 minuti circa.
TL;DR
L’anno è andato meglio del previsto, ad agosto si parla di libri e non di cibernetica e codice, a settembre parliamo di una storia strana in casa Anthropic e poi c’è la seconda stagione del podcast. Nel frattempo: buone vacanze.
Quando ho aperto questo spazio su Substack avevo in mente poco più di un taccuino: appunti di studio, qualche esperimento di codice, un posto in cui continuare quella pratica del learn in public1 che, in un modo o nell’altro, mi porto dietro da sempre. Un digital garden2, insomma, coltivato più per me che per chiunque altro.
Non avevo previsto che potesse davvero interessare altri. E invece…
In poco più di un anno la newsletter ha superato i 250 iscritti, e il podcast ha fatto anche di meglio: oltre 1.200 download. Sono numeri piccoli su scala cosmica ed enormi su scala “taccuino personale”. Quindi grazie: a chi legge, a chi ascolta, a chi ogni tanto risponde. È stata una bella sorpresa.
Ora, però, mi fermo un po’. Sono sicuro che sotto l’ombrellone, o in montagna, o sul divano col ventilatore puntato addosso, tu abbia qualcosa di meglio da leggere dei miei sproloqui su intelligenza artificiale, cibernetica e psicoanalisi. (Non fraintendermi: sono sproloqui a cui tengo moltissimo. Ma c’è un tempo per ogni cosa, e agosto mi sembra più adatto ai romanzi.)
A proposito di romanzi
Per agosto si prevede un solo post e anche fuori tema. Voglio parlarti dei libri che ho letto quest’anno.
Non si vive di solo codice e mi piacerebbe che tu facessi lo stesso: nei commenti, o sulla tua newsletter se ne hai una.
Torna a settembre
A settembre voglio ripartire da una storia che mi gira in testa da qualche settimana: è successo qualcosa dentro Anthropic, tanto interessante quanto “scivoloso”, e ho preferito prendermi un po’ di tempo per capirci davvero qualcosa prima di scriverne.
Pare che dentro Claude sia emerso uno “spazio” che nessuno degli ingegneri aveva progettato — quella che Virginia Woolf avrebbe chiamato una stanza tutta per sé. Ma è il genere di questione che non si può raccontare di fretta: voglio studiarla bene, e poi provare a scriverne, probabilmente in due diversi articoli.
E poi c’è la seconda stagione
Il podcast, visto com’è andato, si è guadagnato un progetto editoriale tutto suo per l’anno che viene. La seconda stagione si intitolerà La cifra femminile e racconterà le vite delle donne che hanno reso le scienze cibernetiche e le arti digitali e algoritmiche quello che sono oggi e che troppo spesso sono finite in secondo piano rispetto ai colleghi uomini.
Il primo episodio non poteva che essere per Augusta Ada Byron, contessa di Lovelace: figlia di Lord Byron e, per molti, la prima programmatrice della storia. Il progetto prevede 24 puntate. Gli altri nomi, però, non te li anticipo : )
Qualche promessa (da marinai e non)
Tra i buoni propositi per il prossimo anno ci sarebbe una maggiore regolarità nelle uscite. Quanto ci riuscirò dipenderà da quante volte il diavolo deciderà di metterci la coda.
Di sicuro, invece: i contenuti resteranno tutti gratuiti e proverò a dare retta a chi ha chiesto più guide operative e meno speculazione. Almeno un po’: sulle guide posso impegnarmi, anche se scriverle è davvero noioso; sulla speculazione non prometto nulla.
La chat continuerà a restare chiusa: vedo che anche quelle aperte da autori con migliaia di lettori o fanno un sacco di confusione o fanno l’eco.
Ti auguro delle belle vacanze: ama e leggi molto. La vita è breve e l'estate (mannaggia!) lo è ancora di più.
Learn in public — «imparare in pubblico»: la pratica di condividere apertamente il proprio percorso di apprendimento (appunti, esperimenti, tentativi mal riusciti) invece di studiare in privato, nella convinzione che spiegare mentre si impara acceleri la comprensione e costruisca connessioni. L'espressione è stata resa popolare da Shawn «swyx» Wang nel saggio Learn in Public (2018).
Digital garden — «giardino digitale»: uno spazio personale online in cui idee e appunti vengono coltivati e rivisti nel tempo, organizzati per tema e per associazioni anziché in ordine cronologico (al contrario del flusso à rebours di un blog) e pubblicati anche quando sono ancora abbozzati. La metafora è di solito ricondotta al saggio di Mike Caulfield The Garden and the Stream (2015); la sua storia e il suo «ethos» sono raccolti nel saggio di Maggie Appleton A Brief History & Ethos of the Digital Garden (2020).



